LETTERA DI GERTRUDE

In un tempo in cui si parla tanto di emancipazione femminile e lotta al patriarcato, di bisogno di spazi per liberare i propri talenti e passioni essendo semplicemente sé stessi, abbiamo provato in classe ad immaginare una Gertrude meno reticente e passiva, una donna che avesse il coraggio di riprendere in mano la sua vita e decidere. Decidere viene dal Latino de + caedĕre che vuol dire “tagliare”. Ogni decisione comporta quindi una perdita che, seppur dolorosa, si configura come necessaria. Ho chiesto quindi ai miei studenti di calarsi nei panni di questa novella Gertrude e di farle prendere il coraggio di esprimere sé stessa e raccontarsi al “signor padre” mettendo a nudo la sua paura di perderne l’affetto ma al contempo la sua urgenza di liberarsi. Alessandra Bruni e Laura Coluzzi, della classe 2G, a quattro mani hanno scritto quanto segue.

Camilla Pulcinelli

Lettera immaginaria di Gertrude, poco prima di diventare monaca, al signor padre.

Caro Signor padre,

è la vostra amata figlia Gertrude che Vi scrive. Vi mando questa lettera per dirVi le mie reali intenzioni e so che quel che leggerete non Vi sarà gradito e che ne sarete contrariato ma non posso più tacere e stare al mio posto. Per paura di perdere la Vostra fiducia, ho sempre ubbidito e ascoltato i Vostri consigli, ma ora come ora non voglio, anzi non posso, più né ubbidirVi né ascoltarVi poiché ho capito, nel profondo dell’animo, che questa non è la mia strada, nonostante pare che a casa tutti voi pensiate il contrario.

Inizialmente ero felice di essere alloggiata all’interno del monastero, l’ho vissuto, al principio, come un luogo familiare perché sin da bambina me ne parlavate come di un posto felice e mi assicuravate che quando fossi diventata monaca mi sarebbe piaciuto stare lì… ma mi sto accorgendo che la vita da monaca non è come me la raccontavate. Padre io non sono una delle bambole vestite da monaca con cui mi facevate giocare. E se mai lo sono stata, quel tempo è finito. E anche se vengo trattata bene da tutte le suore non Vi illudiate che sia per carità cristiana ma è solo perché vogliono in cambio favori da Voi, padre, che siete così potente in Monza. Ditemi se è questo freddo mondo di prigione, dove l’amore è dato unicamente per tornaconto, quel che Voi volete per vostra figlia.

Devo altresì confessarVi che in realtà sono molto invidiosa delle ragazze che alloggiano qui nel monastero, perché so che presto si sposeranno e che possono, in una qualche misura, disporre della propria vita e del proprio cuore. Solo adesso mi rendo conto che Voi avevate già deciso il mio futuro da quando ero nata; il mio destino era già segnato da quando avete cominciato a regalarmi quelle bambole vestite da monaca. Allora ero bambina e ingenua e mi sentivo felice e lusingata all’idea di diventare badessa; ma oggi vedo quel tempo per ciò che è stato realmente: uno stratagemma che utilizzavate per condurmi ed indurmi a farmi monaca ed io mi lasciai influenzare ignara di tutto. Mi avete modellata come creta sotto le Vostre mani. Ma il prodotto che vedo, padre, mi disgusta. Ho orrore di me stessa. Dopo l’esperienza che ho avuto qui al monastero, mi sono accorta di volere una vita normale come le altre, vorrei maritarmi ed essere felice. Per diventare monaca bisogna provare una particolare vocazione, un sincero amore per Dio, ed io non lo possiedo. Il monastero per me è come una prigione. Non conosco nemmeno il mondo al di fuori…Oh padre, ho vissuto sempre una vita che non mi apparteneva e se continuerò così sarà una vita che mi renderà infelice, frustrata e vuota.  Perché non mi avete parlato di altre possibili strade? Anche restare sola, senza un marito, mi sarebbe più tollerabile e di gran lunga rispetto alla solitudine di ghiaccio di queste stanze fredde e vuote di vita.

 Adesso voglio vivere la vita che voglio e scegliere da sola, per me. Non voglio farmi monaca, anche se siete Voi ad impormelo. Spero che comprendiate ed accettiate la mia scelta e le mie motivazioni. Questa è la prima decisione che prendo indipendentemente, andando contro i Vostri consigli e spero che nonostante ciò continuiate a volermi bene. Se così non sarà, però, non avrò almeno ucciso l’amore necessario verso me stessa e verso la mia libertà.

Gertrude

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