
Prendendo spunto dal libro “Vincere con la mente” di Giuseppe Vercelli, vorremo introdurre un tema tanto affascinante quanto misterioso, quello dell’ipnosi. Vorremo però affrontarlo sotto un altro punto di vista, che non è quello della “magia”, come viene spesso considerato, bensì sotto un punto di vista funzionale per la vita. Uno fra i più noti psicoterapeuti e ipnotisti di sempre, l’americano Milton Erickson, affermò che «L’ipnosi non esiste, tutto è ipnosi». Questo è paradosso che contiene una grande verità: qualsiasi esperienza di relazione efficace e produttiva sa generare nei soggetti uno stato di coscienza particolare che possiamo definire ipnosi. Spesso, relazionandoci con gli altri e permettendo loro di guidarci, entriamo inconsapevolmente in uno stato di trance in cui riusciamo a dare il meglio delle nostre potenzialità. Di conseguenza, ogni esperienza relazionale che viviamo, quando è intensa e consapevole, può essere un’esperienza ipnotica. L’ipnosi può essere definita come uno stato di coscienza alternativo alla veglia nel quale si realizza la massima attivazione del potenziale dell’individuo. Alla base vi è infatti una straordinaria connessione mente-corpo. Nello stato di trance ipnotica è possibile attivare meccanismi ideosensoriali e ideomotori attraverso i quali ciò che l’atleta pensa tende a realizzarsi, attivando precise aree della corteccia motoria. E proprio per questo intervento che l’allenamento del gesto tecnico tramite visualizzazione è altamente efficace. Gli studi condotti nelle neuroscienze hanno dimostrato che in un musicista professionista il solo atto di riprodurre mentalmente lo spartito conduce all’attivazione delle stesse aree cerebrali che si attiverebbero nel suonare concretamente lo strumento. In questo caso, in cui la tecnica è altamente acquisita, vi è, infatti, un’irrilevante differenza tra pensiero e azione e questo è un esempio di massima espressione del meccanismo ideomotorio. Nella descrizione dello stato mentale del campione sentiamo molto spesso frasi come «È in stato di trance agonistica»: in sostanza, significa che l’atleta ha una così forte consapevolezza di sé nell’unione mente-corpo che tutto ciò che è esterno perde importanza. Tutti noi entriamo, quotidianamente, in uno stato di trance definita naturalistica, come si vedrà nella sezione dedicata al ritmo. Questa trance naturalistica è necessaria per il nostro equilibrio e benessere. Senza la trance semplicemente non potremmo esistere! L’ipnosi deve, quindi, essere definita come un patrimo dell’umanità, come uno stato di coscienza caratterizza da due funzioni essenziali: la comunicazione tra mente e corpo e tra le diverse rappresentazioni delle mappe della mente e l’amplificazione. Lo stato di trance è un potente amplificatore delle risorse interiori attraverso l’attivazione del potenziale mentale dell’individuo.
Ludovica Marcelli
Giuseppe Serafini