
Durante il mese di febbraio, ho deciso di intervistare la prof.ssa Mariani Annamaria, dopo aver partecipato alla presentazione del suo libro Realtà identitarie smarrite presso il Museo contadino di Gavignano, cercando – attraverso alcune semplici domande – di far emergere e trasmettere la passione e l’amore della Professoressa (che ha accolto l’idea con entusiasmo) per il suo territorio e per gli studi che ha intrapreso.
«Quali sono i libri che ha amato leggere quando era studentessa liceale e universitaria?
Come studentessa amavo leggere libri di narrativa e i miei autori preferiti erano Carlo Cassola e Ignazio Silone, in particolare quest’ultimo per l’ambientazione contadina di molti dei suoi romanzi. Mi ricordo di aver letto con grande emozione Il segreto di Luca, in cui una storia d’amore s’intreccia con il mistero di un omicidio irrisolto. Luca è un contadino che, dopo quarant’anni di carcere, scagionato grazie alla confessione del vero colpevole dell’omicidio, incontra nel suo paese Andrea Cipriani che, tornato dall’esilio,
finalmente scopre il segreto mai rivelato. I valori della dignità, del rispetto e dell’onore sono propri di un mondo contadino abituato per secoli al silenzio, alla sottomissione ed anche alla rinuncia in nome di autentici sentimenti. Un amore impossibile e segreto, fatto di sguardi e desideri, di cui Luca sopporta dignitosamente e passivamente tutte le conseguenze.
Come ha maturato l’idea di questa ricerca per scrivere il suo libro?
L’idea nasce da una precedente ricerca sull’industrializzazione locale in cui mi sono dedicata a un’analisi delle trasformazioni antropologiche e sociali del nostro territorio. Poi ho deciso di approfondire questa tematica ricostruendo la storia locale attraverso i racconti raccolti, tramite interviste e storie di vita, dai testimoni ossia da coloro che hanno determinato e vissuto in prima persona il passaggio da un’economia agricola ad una economia industriale. La ricerca è stata finalizzata ad individuare soprattutto il fatto che
l’industrializzazione nei nostri luoghi non fu effettivo sviluppo e progresso, lasciando una pesante eredità in termini di inquinamento, disoccupazione e fine dell’agricoltura. Inoltre la mia ricerca nasce anche da una passione per il mondo contadino che mi è stata trasmessa dalla mia famiglia.
Crede che l’amore per il suo territorio sia stato di ispirazione per la scrittura?
Il territorio è una parte di me e lo amo, anche se mi rendo conto che ha perso la sua identità.
Quale metodologia di ricerca ha utilizzato?
Prediligo la ricerca sociale qualitativa che non è finalizzata alla quantificazione dei fenomeni ma ad individuarne i significati; i contenuti delle interviste libere, senza domande strutturate, nel libro diventano racconti.
Qual è stata la testimonianza che l’ha maggiormente colpita a livello personale? E perché?
La testimonianza che compare nel primo capitolo, dove si parla dell’immigrazione del dopoguerra. Gianni, in particolare, si trasferisce in Canada con i genitori e tornerà ai tempi dell’industrializzazione in Ciociaria. È l’emigrante che esprime la sofferenza dell’emigrazione, è la figura che porta con sé in territorio straniero l’identità ciociara e che riporta nelle sue terre un po’ di identità americana.
Con quali professionisti ha svolto la ricerca?
Il sociologo Paolo Iafrate, presidente di “Oltre l’Occidente”, associazione che da trent’anni si occupa di tematiche sociali locali, mi ha supportato nella raccolta delle interviste e delle fonti. Il prof. Francesco Pompeo, docente di Antropologia sociale e culturale presso l’Università Roma Tre, condividendo gli obiettivi della ricerca, ha offerto una preziosa ed utile attività di consulenza».
Sara Giannetti