
Nel mio anno trascorso in Finlandia ho notato una grande differenza tra il nostro rapporto professore-studente e quello finlandese. Anzitutto esiste una differenza grammaticale sostanziale: nella grammatica finlandese non esiste la forma di cortesia come in italiano come il “lei” o il “voi”. Nella maggior parte delle situazioni formali si usa la nostra forma colloquiale “tu”; in finlandese “sinä”. Questo accade anche quotidianamente con i professori che infatti gli alunni chiamano per nome, cosa che mi ha non poco destabilizzato. Mi è parso che gli studenti considerino il docente come un amico, una persona con cui confidarsi o cui chiedere aiuto, pur rimanendo questi piuttosto distaccato. In Italia siamo abituati a vedere l’insegnante quasi come un terzo genitore: ci ricorda le cose, ce le assegna e alle volte ci inquieta. Questo, per me, è uno dei motivi per cui molti giovani italiani si trovano male all’università, dal momento che si ritrovano ad affrontare il percorso di studi improvvisamente da soli. La maggior parte degli studenti italiani vedrà per sempre la figura del professore come giudicante e stressante, cosa che sicuramente fanno anche gli studenti finlandesi, ma non con lo stesso timore. Un modo divertente che hanno gli studenti finlandesi per esorcizzare il rapporto professore-studente è il Puuris Party, cioè la festa del porridge. Nel periodo natalizio, dopo le lezioni, si torna a scuola per le 18 e si cena nella mensa scolastica; il menù, prevede
naturalmente come dolce, il porridge. Dopo cena si sale nella Juhasali (sala di controllo) dove si entra nel vivo della festa: una serie di spettacoli dove gli studenti “prendono in giro” i professori. C’è una scenetta dove gli studenti interpretano i docenti in una normale scena di vita quotidiana. Io ero la professoressa di inglese, così ho potuto parlare nella lingua in cui mi trovavo più a mio agio. È stato molto divertente e ai professori sembra essere piaciuta.
È seguita una parodia di un love-show locale in cui una ragazza sceglie il ragazzo perfetto al buio, basandosi solo sulle informazioni che l’host le rivela. In questo caso hanno recitato gli stessi insegnanti coinvolti dai ragazzi. Inoltre studenti e professori si sono esibiti in balli e canti. Puuris è stato una novità piacevole da scoprire. Ho avvertito molto l’unità scolastica che sembra coinvolgere tutti. Nessuno si estrania dalle attività e tutti sono contenti di fare qualcosa per la propria scuola. Per questo ho immaginato che il professore possa essere paragonato quasi ad un amico che, se anche lo prendi un po’ in giro, si metterà a ridere. Con questo non voglio dire che i professori italiani siano tutti severissimi, ma solamente che la scuola, a volte, viene percepita come una pressione e vissuta nella paura di non farcela, di non essere mai abbastanza. Ho percepito queste sensazioni sulla mia pelle e posso dire che non sono
piacevoli né tanto meno giuste. Non voglio che il mio discorso sia frainteso, anche perché in Finlandia non è tutto rose e fiori: la troppa autonomia del ragazzo e soprattutto la gestione delle cose che ricade tutta su di lui, crea un grosso stress al quale però nessuno presta molta attenzione. La Finlandia è un paese di persone fredde e abbastanza chiuse sulle loro emozioni. Ad ogni modo, credo che la visione italiana della scuola sia diversa rispetto a qualsiasi altra del mondo e sicuramente lo è rispetto a quella finlandese. Credo che per noi la scuola sia un lavoro per tutti, un obbligo quasi da soffrire: in Finlandia, invece, si fa di tutto per renderla un ambiente il più accogliente possibile. Puuris non è l’unica attività conviviale; ci sono, ad esempio, le settimane della moda, dove tutti, compresi i docenti si vestono a tema. E non la vedono come una settimana perditempo o di poca rilevanza, ma dimostrano simpaticamente che si può studiare, dare il meglio di sé e impegnarsi mentre ci si diverte. Nella maggior parte dei casi, la scuola in Finlandia viene vista come una seconda casa e come luogo d’incontro. Vi aspettereste mai di vedere uno studente italiano nel caso avesse, come in Finlandia, delle ore libere, rimanere a scuola piuttosto che andare in giro o tornare a casa? Io no. Ma la colpa non è del ragazzo in questione, né dei professori e né del preside,
è, secondo me, una conseguenza di ciò che siamo sempre stati abituati a vivere. D’altronde in Italia, durante tutto l’anno, si può uscire tranquillamente e svolgere attività al di fuori della scuola. In Finlandia ciò è più difficile, soprattutto a causa del clima che nel lungo inverno non permette agli studenti di fare granché, ma solamente di stare a scuola, fare sport o qualche festa con gli amici. Io stessa, avevo piacere a stare a scuola il più possibile, per la compagnia, per la novità ma soprattutto perché è un ambiente piacevole.
Giulia Diurni